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L'uliveto di Giuditta
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lunedì, settembre 14, 2009 La mongolfiera.
E' andata così, che nostri amici da diversi anni vanno ad assistere al lancio di una piccola mongolfiera fabbricata da un giovane appassionato. Questo avviene al Melo, piccola località con un prato e un paio di case non lontano da Cutigliano, Pistoia. Veramente il prato è stato cementato per far posto ad un campo da pallavolo e pallacanestro. In questo spazio of
gni 14 agosto si tiene la Sagra del tortello con relativo lancio di mongolfiera. E non mancava l'orchestrina paesana con fisarmonicista pianista e procace cantante con voluminoso capello nero e seducente abito rosso. Il pianista ovviamente suonava la tastiera fornita di vigoroso accompagnamento orchestrale che suonav tutti i ritmi necessari. Amplificatori assordanti.
Nell'attesa del lancio bambini con pattini, pallone ecc si divertono come matti sul campo di pallavolo, in caso di necessità tramutabile in pista da ballo. E infatti le danze non si fanno aspettare. Comincia un sessantenne baffuto e rubizzo, in sandali e pantaloncini che si muove con mucho gusto impostando una sequenza di passi che io mi dico subito:scuola di ballo! Gli si affianca una florida bionda con pantaloni bianchi e maglietta splendente d brillantini, anche lei sulla sessantina. Poi pian piano se ne affiancano altri, tutti allegramente anzianotti: tutti in riga eseguono gli stessi passi cadenzati e simmetrici: tre a destra, tre a sinistra, tre in avanti, tre all'indietro, saltello sulla gamba destra, saltello sulla gamba sinistra, pugni chiusi e gomitate all'indietro. E si ricomincia la sequenza. Precisi, concentrati convinti: una trentina di persone. Tutte da scuola di ballo. Una Chorus Line attempata, non particolarmente energica ma vivace. Tutti molto precisi nell'eseguire i passi e le movenze del caso. E la musica cambia, da un cha cha si massa alla rumba, magari anche a una salsa o ad un tango argentino, ma niente paura: la sequenza dei passi non cambia. E il bello è che ognuno balla per conto suo, senza bisogno di contatti superflui. E così anche la signora sui settanta, con pantaloni neri e funerea camicia di pizzo pure nero, può ballare con piccoli passi perfettamente controllati ed enigmatico volto privo di espressione.Balla e sembra che preghi forse per il defunto marito. Mentre il sessantenne baffuto, veramente deliziato, può permettersi movenze vagamente rotatorie e seducenti del bacino.Il rito della mongolfiera per me è stato secondario: questo malinconico pallone che recava la scritta-30- (tanti sono gli anni che il suo devoto costuttore ha dedicato alla sua creatura: 30 anni, 30 mongolfiere,chissà se è riuscito a dedicare 30 anni anche alla moglie!),si è innalzato dolcemente per aria e in dieci minuti, forse nemmeno, è sparito fra le nuvole bianche. Non sto a sottolineare la successiva lunghissima coda per prenotare la cena col tortello.
Stamani sono andata a Pieve. Le campane della chiesa chiamavano a messa. Uno scampanellio strano, che non avevo mai sentito. Ma aveva chiaramente un ritmo, un ritmo ballabile.Ed ho capito. Il prete, furbissimo, ha trovato il modo di chiamare i parocchiani a raccolta. E loro, come incantati dal pifferaio magico, si raccolgono sul sagrato, si mettono in riga, e , devota Chorus Line, tre passi a destra, tre passi a sinistra, entrano in sintonia con se stessi e con Dio pronti per la Messa! E vann tutti alla scuola di ballo. Will you dance?
mercoledì, settembre 02, 2009 Signora Pacilli, lo sa?, è morto il mio Giorgino. Sapesse che tragedia, non se lo può immaginare! Anche i medici non ci credevano. Va bene che aveva 84 anni, va bene che aveva avuto un infarto, ma non è morto per quello, no. Gli è venuto un malaccio, sa?, allo stomaco... Era una cosina da niente, dicevano, i medici, gli misero un tubicino, ma dopo una settimana era peggio. Gli allungarono il tubicino, ma niente... Era ridotto uno scheletro, il mio Giorgino. E sì che era un bell'uomo. Anche a 84 anni, con tutti i suoi capelli riccioluti, un fisico...che neanche un ragazzino! Senza pancia, muscoloso... insomma non ci crederebbe signora Pacilli, detto fra noi, in confidenza...scusi la crudezza... ma gli si rizzava ancora!
Dunque: ci conosciamo da più di vent'anni. Siamo vicine di casa in montagna. Una villetta divisa in tre appartamenti. Tre balconcini delle rispettive camere da letto affiancati sui relativi piccoli giardini. Al mattino in genere era facile incontrarci sui balconcini, in vestaglia, con i guanciali in braccio da appoggiare sulle balaustre al sole. Ai lati io e Carla, scarmigliate e con gli occhi ancora pesti dal sonno recente, lei, Fiorenza, regolarmente con una vaporosa vestaglia di seta a fiori, perfettamente pettinata con riccioli sapientemente laccati e truccata con l'ombretto viola, il rimmel e il rossetto sulle labbra. Si avvertivano perfino i profumi della sua toeletta. Mi ha sempre chiamato Pacilli, col nome del vecchio proprietario della nostra casa e non c'è stato verso di farle cambiare idea. Non ci siamo viste molto in vent'anni, perché loro avevano anche una villa al mare e lei preferiva la vita marinara a qualla montanara. Uno o due giorni a stagione.
Signora Pacilli, beata lei che i suoi figlioli sono laureati: il mio non ce l'ha fatta. Ma non è colpa sua, sa!, è colpa della sua moglie che non ha voluto aspettare a sposarsi. E siccome aveva furia lui ha dovuto cominciare a lavorare col suo babbo. Al forno. E' un lavora di sacrificio, sa!
Sì cara la mia Fiorenza, le risposi un volta, ma intanto il suo figliolo ha la villa al mare e una megabarca per andare in Sardegna o dove cavolo vuole! Senza contare il palazzo che si è comprato sopra il forno.
Ma tant'è, non siamo mai banalmente contenti. Un figlio laureato ai suoi occhi era un sogno perduto.
Ora comunque voglio ricordare la prima volta che feci conoscenza con Giorgino e Fiorenza.
Era la prima estate che passavamo in montagna nella nostra casetta comprata di fresco. Avevamo già conosciuto i nostri vicini del lato opposto della villetta, ma non si vedevano ancora quelli dell'appartamento centrale. Una notte d'agosto ci svegliò improvviso un rumore strano proprio al di là della parete alla quale si appoggiava il nostro letto, sormontato per inciso da un magnifico arazzo con cigni e pavoni a punto croce ricamato dalla sottoscritta. Non ci raccapezzammo subito, ma poi fu chiarissima la natura del del rumore.Era un cigolio regolare, cadenzato, senza interruzioni: un chiaro cigolio da coito. Scoppiai in una risata e mio marito mi tappò la bocca. Temeva che mi sentissero al di là della parete. Niente paura, scherziamo!, cosa vuoi che sentano con quel maledetto letto sgangherato.
Mi è venuto in mente quell'episodio, quando Forenza, in lutto ma ancora sfarzosa nella sua vestaglia di seta a fiori e ancora meravigliosamente pettinata e truccata, procace ottantenne senza età , mi ha detto pensi!!!,gli si rizzava ancora!
E io ho stupidamente pensato: chissà quanti letti hanno fuso, beati loro!
venerdì, agosto 07, 2009 Di fronte alla bara di Luana in cui lei, ormai fredda e pallida giaceva da mercoledì scorso, quando se n'è andata dolorante e dolente, servivano le parole di un anziano sacerdote dette con partecipato distacco e con voce alta e chiara per riportare i presenti ad una riflessione profonda sulla vita e sulla morte, sui significati e i valori che ci siamo lasciati n gran parte alle spalle ,sulla fede che si è dispersa in questi tempi pieni zeppi di cose alienanti...Ha fatto centro il vecchio prete. Perché abbiamo perso la bussola, perché ci siamo lasciati distrarre nel nostro cammino, perché abbiamo perso di vista quel lumino esile esile che pure costituiva un punto fermo? E perché ora di fronte alla morte restiamo sbigottiti, senza parole, cedendo alla tentazione di trovare il colpevole, il responsabile, quel medico che sbagliando ha dato a Luana la spintina finale? Lei ormai era condannata, quanto le sarebbe restato da vivere miseramente? Settimane, qualche mese o anche solo giorni? Sì, ma lei non voleva morire. Nonostante le sue sofferenze non voleva morire. Voleva almeno vedere il bimbo arrivare all'università . Non ce l'avrebbe comunque fatta.Ma il chirurgo non tanto abile le ha dato la spintina finale. Il sacerdote gentile l'ha consegnata nelle mani degli Angeli perché l'accompagnino in Paradiso. E io ci vorrei tanto credere!
lunedì, giugno 29, 2009 Gita in Andalusia. Olè.
Nove giorni nove. Che dire? Queste gite sono stancanti e terrificanti. Per certi versi. Ovviamente sono classiche gite da pensionati con brutta gente, spesso vecchia e malandata. Donne claudicanti, uomini asmatici, persone nervose e ignoranti. Per lo più incolti. Ma tutti grandi viaggiatori. Hanno già visto tutti mezza Europa. Magari ti dicono - Bella Praga! – e non sanno nemmeno che cosa hanno visto, ma ci sono stati. Dunque, la coppia in fondo al pullman : due vecchietti che poi in realtà sono meno attempati di quel che sembrano. Ma lei ha denti visibilmente guasti e gambe visibilmente gonfie. Lui è stato operato due anni fa di aneurisma e non è certo vispo come vorrebbero le circostanze. Lei ha una borsa piena di crackers, biscotti vari, due grossi pacchi di amaretti ecc. che hanno fatto il viaggio di andata e quello di ritorno, perché erano talmente tanti che non ha fatto in tempo a mangiarli tutti, anche se ne ha offerti a destra e a manca. Si era portata dietro anche le carte ed è riuscita a coinvolgere tre persone ( me compresa) per la briscola e la scopa. Io ero in coppia con lei e abbiamo regolarmente perso. La coppia avversaria erano madre e figlia. La madre non vecchia, sulla cinquantina o poco più . Con un culo esagerato. Di quelli che obbligano ad un’andatura bascullante. La figlia, sui 25, dalla faccia sempliciotta e con brutti capelli raccolti in numerose treccine rasta come vanno oggi, ha un culo che promette di imitare e forse surclassare quello della madre. Masticava continuamente chewingum, come molti giovani che trovano probabilmente molto chic l’atto del masticare a bocca semiaperta. Come i pantaloni calati in vita con relativa maglietta corta che mostrano rotoli di ciccia non sempre tonici. Chissà se hanno colto il fascino misterioso della Mezquita.
Ho interrotto il racconto ma voglio riprendere quello che mi ricordo. Intanto G. e sua moglie. Erano giusto accanto a noi dall'altra parte del corridoio del pullmann. Ci siamo come dire, trovati gomito a gomito.Ora P., la moglie era amica di M. che non è potuta venire alla gita a causa dell'incidente capitato al figlio, ha scoperto che anche io ero amica di M e ci siamo messe a chiacchierare animatamente. Quando ad un certo punto si è intromesso il marito chiedendomi di certe conoscenze comuni ecc. E così abbiamo scoperto di esserci conosciuti, anzi frequentati per un breve periodo più di una quarantina di anni fa. E mi sono trovata davanti questo vecchio cadente, irriconoscibile, spaventoso. E veramente sono . Perché non ci rendiamo sufficientemente conto guardandoci allo spechio tutti i giorni di quanto la vecchiaia sia un massacro. Parola di Philip Roth. Non credo che andrò più alle gite organizzate. Mi ritiro nel mio guscio. Olé.
martedì, aprile 28, 2009 Pralormo è stato una discreta delusione. Andare a vedere sul sito della contessa di Pralormo e immaginarsi le delizie del suo parco meravglioso con distese di tulipani e un castello da sogno è tutt'uno. Ma i siti su Internet sono una cosa e i siti reali sono un'altra. Il parco non è bellissimo e il castello è tetro. Inoltre i gazebo dei vari venditori sparsi dappertutto banalizzano il luogo e lo declassano a mero spazio commerciale. Insomma...che dire!? Meglio mille volte l'Abbazia di Vezzolano. Le abbazie in genere sono fantastiche. Sorgono in luoghi solitari, in mezzo al verde della campagna e sono costruite con amore. Questa poi è magnifica anche nelle peculiarità architettoniche. E priva di orde turistiche.
domenica, aprile 26, 2009 Abbiamo fatto un magnifico viaggetto. Abbiamo visitato i tesori sommersi alla Venaria, Una splendida mostra estremamente suggestiva: tutta al buio, camminando su moquette nera, anzi no, camminando sulle uova in un miracolo di equilibrismo. Esito della inusuale operazione un dolore al calcagno sinistro. Tallonite forse o artrosi, chissà ! Non è da tutti comunque farsi venire una tallonite camminando su di una soffice moquette. Il fatto è che non vedere dove si mette i piedi ti dà (-mi- dà )la sensazione strana di non aver niente su cui poggiarli, per cui li posizionavo con estrema cautela giusto come sotto non ci fosse una superficie solida. Comunque la tallonite, se di essa si trattava, è passata rapidamente come era venuta. La mattina dopo alla Sacra di S. Michele ho camminato sulla nuda roccia e il mio piede ha riconosciuto la solidità della terra. Ed è stato benissimo. Meravigliosa Sacra . Vicinanza col Paradiso.Sublime sensazione della presenza divina. Salvo scolaresca vociante. Pazienza. Di Pralormo dirò domani perché ora basta.
giovedì, dicembre 11, 2008 LA FESTA DI COMLEANNO INTERROTTA
“Guarda quante luci, venite a vedere che bellezza. Che cosa saranno?â€â€œFuochi d'artificio?†“No, non è possibile, non si sentono botti†“Guarda lassù, un altro.. e un altro. Dio, che bellezza!â€
I ragazzi e le ragazze erano corsi tutti alle finestre e si accalcavano gli uni contro gli altri per assistere allo straordinario spettacolo. Un fuori programma del tutto inaspettato e inspiegabile. La musica continuava a suonare sul giradischi e tutti avevano quasi contemporaneamente smesso di ballare per andare a guardare lo spettacolo. Un ragazzo alto e allampanato, un po' su di giri, disse biascicando le parole: “Il cielo ti fa un regalo per il tuo compleanno Lilia, perché sei la più bella: ti manda giù le stelle.â€
“Buuuu...â€gridarono ridendo gli altri, mentre Lilia arrossiva compiaciuta. Il ragazzo lungo e allampanato le faceva la corte, ma lei non ricambiava. Però il complimento le era piaciuto. “E' un mistero...mi fa un po'paura.â€disse una ragazza con le guance arrossate dalla fatica del ballo e riccioli scomposti sulla fronte.
“Buuu anche a te, disse un secondo ragazzo addentando una pasta alla crema, sei una fifona. Cosa vuoi che sia? Saranno fuochi d'artificio lontani, non si sente il rumore ma si vedono ugualmente. Magari saranno per una festa di compleanno di una ragazza ricca...chissà .†“Noi non siamo ricchi, ma siamo più intelligentiâ€
Una risata generale accolse la battuta e tutti cominciarono a spintonare lo sbruffone .Improvvisamente un rumore assordante interruppe la risata collettiva e tutti ammutolirono. Si fecero attenti, come animali
allertati da un pericolo sconosciuto ma incombente. I ragazzi corsero di nuovo verso le finestre e lo spettacolo che si aprì ai loro occhi questa volta non lasciò dubbi. A pochi chilometri di distanza la città era
sconvolta da vampe di fuoco e fumo immediatamente seguiti da fragorosi boati “E' un bombardamento†gridò qualcuno con voce stridula e spaventata. “Un bombardamento..â€Ripeterono tutti con voci incredule,
sbigottite, atterrite.Ognuno dava alla parola il riflesso del proprio stato d'animo sopraffatto da un avvenimento sconosciuto, inaspettato, privo di reale significato se non quello del terrore. La guerra era
arrivata fino a loro. Poi ammutolirono realizzando il significato di quello che stava accadendo. C'era gente che laggiù, in città , si trovava improvvisamente avvolta nelle fiamme o sepolta sotto le mura crollate di casa sua...e potevano essere il padre e la madre, la sorella o il fratello o...tutti quanti facevano parte della loro vita. E l'angoscia si abbatté su di loro. Quasi tutti abitavano in città .
Improvvisamente sentirono scendere delle persone a precipizio. Erano i genitori e il fratello di Lilia con la bambina per mano. Scendeva la scala a due gradini per volta e teneva sollevata la figlia di sette anni che precipitava giù senza toccare il suolo. Il suo terrore era equamente diviso fra il frastuono e l'atteggiamento scomposto di suo padre. Il quale veniva giù gridando “Scappate scappate via...via†dando proprio così il via a quel noto comportamento che si chiama panico e che crea spesso più vittime dell'evento che lo ha provocato. Si precipitarono tutti fuori di casa scappando in un'unica direzione. E una folla frenetica e urlante fuggiva ugualmente in quella direzione spinta da un istinto primitivo a seguire un capo o chi per lui, un capo invisibile, una guida alla salvezza verso una meta conosciuta e sicura. Andavano tutti verso il fiume. E l'argine e la golena brulicavano già di uomini e donne disperati che non vedevano ripari dietro cui nascondersi. Alcuni erano entrati in acqua tenendosi con le mani ai giunchi della riva. Una ragazza sembrava uscita dalla corolla di un grosso fiore bianco: la leggera sottana estiva spinta dall'acqua le si era gonfiata intorno alla vita: immagine bizzarra in quel quadro da tregenda. Il ragazzo lungo e allampanato stringeva la mano di Lilia e lei si lasciava trascinare, quasi quella mano fosse un'ancora di salvezza. Mauro in effetti pensava disperatamente di salvarla perché di questo era consapevole in quel momento di terrore, che lui era innamorato e non voleva morire, e non voleva che lei morisse. Nei loro felici diciotto anni il bombardamento era un accidente assurdo. Anche Berto, il fratello di Lilia fuggito con la bambina si era ritrovato sulla riva con tutti gli altri e il suo istinto lo spingeva inesorabilmente nell'acqua. Ma la presenza della figlia glielo impediva e la teneva ben stretta perché non scivolasse nel fiume e facesse la fine di Ombretta, la bambina finita nelle acque di un lago in un romanzo che Anna, sua moglie, leggeva piangendo copiosamente. In quel momento disperato gli venne in mente proprio quell'episodio che sua moglie gli aveva letto e si fermò. E si sedette su di un grosso masso inclinato per metà sporgente dall'acqua tenendo la figlia stretta a sé. Un piede gli scivolò nell'acqua e quando la bambina lo avvertì la zittì bruscamente lasciando il piede a mollo. Aveva troppa paura. Solo allora si ricordò di Anna e della seconda figlia. La piccola, di due anni appena, dormiva nel suo lettino quando era cominciata la sarabanda e Anna era corsa a prenderla nella camera al primo piano. Quando era corsa giù con la bambina addormentata in braccio non c'era più nessuno. Col cuore in tumulto uscì in giardino, ma anche questo era vuoto. Era scappato perfino il vecchio cane sordo che forse credeva che tutto quel correre fosse una bella festa collettiva. Sempre tenendo la bambina stretta al petto si mise sotto il fitto fogliame della grossa magnolia che troneggiava in fondo al giardino e appoggiata al tronco guardò come inebetita tutti quei lampi che scoppiavano a non grande distanza. Ma il suo pensiero era tutto occupato dal marito e dall'altra figlia. Fra indignazione e rabbia e nello stesso tempo preoccupazione il suo cuore batteva troppo forte. 2
Ma c'era anche un altro sentimento che la turbava. Si sentiva abbandonata, indegnamente abbandonata. Berto l'aveva dimenticata. L'aveva lasciata sola nel pericolo con quella bimbetta innocente. Anna sentiva che questo non era giusto e che il marito non si era comportato bene. Anche Berto seduto sul masso inclinato, col piede nell'acqua, pensava ad Anna e alla piccolina, ma era paralizzato, non riusciva a decidersi a tornare a casa. Intanto i boati in città si facevano sempre più fitti. E gli obiettivi erano i ponti. Le bombe allora non erano intelligenti come in seguito sarebbero diventate. Ma l'intelligenza o meno delle bombe non ha mai smentito il loro compito fondamentale, distruggere e uccidere. E qualcuno morì anche lì fra tutta quella gente che aveva cercato salvezza sulla riva del fiume. Nell'acqua continuavano a muoversi braccia e teste come dopo un naufragio, gli indumenti che molti si erano tolti per essere più liberi nei movimenti galleggiavano pigramente quasi come relitti umani mentre sulla riva una fioritura di scarpe e sandali abbandonati ammiccava lugubremente alla follia generale.Il bombardamento durò mezz'ora, forse quaranta minuti, il tempo necessario a squarciare case, a sventrare letti e divani, a sbriciolare armadi e cassettoni e a disperderne i contenuti. Gli oggetti della vita di ogni essere umano. Ma anche a uccidere persone inconsapevoli, a ferirne in modo orribile molte altre. I ragazzi della festa erano tutti salvi. Tornarono alla villa silenziosi e preoccupati, piangendo tutti sommessamente, ragazzi e ragazze. Mauro e Lilia non mollavano la stretta di mano, Berto non mollava la bambina. A casa , nel salotto dove fino a poco prima tutti ballavano spensieratamente, il giradischi continuava a girare a vuoto, come nel più classico dei films dopo un delitto efferato. La tavola occupata dai resti dei pasticcini e delle torte e dai bicchieri ancora colmi di spumante sembrava a sua volta un campo di battaglia, che era stato allegro, ma ora appariva triste e assurdo, come tutto in quel momento. L'unica realtà tangibile era la paura che li aveva attanagliati e aveva mostrato loro un aspetto di sé che non conoscevano.
Quando Berto incontrò Anna con ancora la piccola in braccio non ebbe il coraggio di guardarla. Lei aveva molte parole che urgevano per uscire, per mezz'ora aveva pensato frasi di rabbia, di disgusto, di disprezzo. Ma non riuscì a dire niente. Solo un'oscura consapevolezza si era insinuata nel suo animo. Quel bombardamento aveva spezzato anche un filo importante del legame che la univa all'uomo che aveva sposato. Sopravvissero tutti alla guerra. Ma quel bombardamento in particolare forgiò il carattere di ognuno, creò amicizie durature e amori fedeli nel tempo.E mia madre, che nel tempo mi raccontò più volte di quella notte del 1943 non perdonò mai al suo uomo di non essere l'eroe che lei si aspettava e di averla abbandonata nel momento più drammatico della sua vita. 3
lunedì, ottobre 06, 2008 I matrimoni vanno sempe forte. La coppia è in crisi? La famiglia non è più quell'istituzione solida che ha tenuto in piedi convivenze squallide, a volte tragiche sino a ieri? Il divorzio ripara frequentemente il mal fatto? Niente paura. Il matrimonio resiste, si celebra con dovizia di orpelli, tutti gridanoViva gli sposi e loro vanno felici incontro al loro destino. Come sarà ? Chi lo sa. Il primo matrimono è stato quello di Rossella, ricco di cerimonia (2 estenuanti ore in chiesa), ricco di presenze (180 persone fra parenti ed amici), ricco di pranzo (4 estenuanti ore a tavola) e molta, molta euforia. Belli, questi ragazzi che ora sono alle Maldive (o alle Seichelles, non ricordo bene). Io andai sulla costiera Amalfitana. Altri tempi, altre usanze. Il secondo matrimonio è stato un matrimonio di riparazione. Il ragazzo,Matteo (nella fattispecie mio figlio) aveva messo in cinta la ragazza, una volta, due volte, una terza per fortuna no (dati i tempi!). La convivenza era stata per qualche anno tempestosa ma poi giudiziosamente procedeva su binari tranquilli. E giudiziosamente hanno deciso di dare una legittimità ai figli. In comune la cerimonia è stata molro affettuosa: officiava il sindaco, compagno di liceo del neo sposo. Il quale ha fatto un breve discorso e si è commosso. E il discorso à finito lì .
E il terzo matrimonio è fresco di ieri sera. Altra cerimnia in chiesa. Per fortuna più modesta. Prete sobrio. Non nel senso che non aveva bevuto, ma nel senso di moderato nel discorso agli sposi. Non ha mancato però di dire le solite balle sulla coppia e sul santo vincolo del matrimonio. Bastava fare una panoramica con lo sguardo e si contavano più le coppie separate e variamente ricomposte di quelle autenticamente e sinceramente perseveranti. E quando il buon prete ha detto-non separi l'uomo ciò che Dio ha unito, mi è venuto da dire alla mia vicina: neanche la donna! E per fortuna mi sono trattenuta.La mia vicina era la semiconvivente di mio cugino che l'ha semi strappato alla legittima consorte. Dico-semi- perché lui in effetti non ha mai lasciato la casa coniugale e pur vivendo sotto lo stesso tetto con la legittima moglie(come si dice ? Separati in casa), la sua vita sociale è condivisa adesso con la seconda pseudo moglie. Qui si tattava del matrimonio del figlio di una cugina e lui aveva portato lei, la...un tempo si diceva volgarmente la ganza.Beati coloro che sono capaci di intendere le leggi sempiterne del Signore con larghezza di vedute e serenità di spirito.
Anche questi sposini andranno alle Maldive (o alle Seichelles, è lo stesso) e io gli ho regalato un pezzo di viaggio. Io andai sulla costiera Amalfitana e nessuno mi pagò il viaggio. E come doni di nozze...ebbi una collezione di tazzine. In quasi 50 anni di matrimonio le ho rotte tutte. Inevitabile.Il matrimonio però non si è mai neppure incrinato. Beati coloro a cui serenità di spirito e saldezza di vedute permettono un lungo cammno insieme.
lunedì, maggio 26, 2008 L'alba è un momento strano della giornata. I colori sono tutti un po' grigi e rumori ancora non se ne sentono. Non so perché sono fuori a quest'ora invece di starmene al calduccio in casa aspettando che il mondo si svegli. Ma il fresco mattutino è dolce e i profumi di stagione intensi. Annuso con delizia l'odore del gelsomino che percorre tutto il recinto del giardino. Dolce e odioso recinto. Senti senti, qualche uccello mattutino come me incominia a cinguettare. Eccone un altro che risponde, ed un altro ancora...Si stanno svegliando tutti e sono subito allegri. A volte mi dico che gli uccelli sono gli animali più felici dela terra, sono liberi, volano dove vogliono, si cercano il cibo da soli e hanno bisogno di così poco. Certo i gatti! Questi pigri e fannulloni che se ne stanno sdraiati al sole tutto il giorno muovendosi giusto quando vedono una sciocca lucertola imprudente. Troppo facile tirar fuori gli artigli ed afferrare quell'esserino tremolante. Io non amo i gatti. Sarà per natura. Quest'aria m fa bene anche se non mi sono ripreso del tutto dopo l'ultima crisi. Quando la sento avvicinare mi sembra di precipitare in un vortice. Rapidamente. E poi mi trapassa una scarica elettrica dolorosossima che mi blocca gli arti e non mi fa respirare. Sento il cuore che salta nel petto impazzito e pare che scoppi, che voglia uscire dalla gabbia toracica. E un urlo lugubre mi sale su per la gola. E' orribile. Quando la scarica elettrica è passata, dopo un minuto o poco più mi sento esausto, intontito,non riconosco più il mondo intorno a me. So che questo male mi logora. So che non c'è rimedio. E so anche che la mia fine si avvicina. Ho visto il mio padrone piangere, l'ultima volta e la mia padrona ha detto basta, non è più possibile lasciarlo soffrire così...dobbiamo prendere una decisione. E piangevano tutti e due come fontane. E io stavo così male che se avessi avuto il dono della parola...che cosa avrei detto? Non lo so. Io mi sento morire...ma in quest'alba grigia e ridente...la vita è così bella! E aspetto solo di abbaiare ai netturbini che vengono di buon'ora a raccogliere i rifiuti.
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patchwork e fiori
Colpo di fulmine>
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